V giorno: dal Rifugio Coca al Rifugio A. Curò

Il IV giorno di camminata è stato duro ed il V due valorosi membri della spedizione decidono che è meglio scendere verso valle. La cosa ci rattrista, la piccola Elena non potrà avere la sua sfida di UNO con il Vale (campione nazionale del suddetto sport..) e non avremo i ragguagli in tempo reale sulla altitudine a cui ci troviamo del nostro ormai insostituibile altimetro. Lasciamo due membri fantastici della spedizione come altrettanto grandiosi erano stati Annalisa e Gil fino al giorno precedente, ma tutti e 4 hanno dimostrato di aver capito cosa sia veramente la montagna: non un luogo per mettere alla prova il proprio fisico in sfide sempre più ardite ma un luogo dove imparare due cose fondamentali: dapprima che ci vuole un gruppo per compiere una grande impresa e poi che bisogna avere sempre ben presenti i propri limiti...grazie a tutti per la prova di saggezza.

Dopo i tristi addio ci incamminiamo lungo il sentiero della giornata che si butta subito nella valletta delle marmotte dove volevamo campeggiare se il maltempo non avesse scombussolato i nostri piani da ingegneri.

Il sentiero comincia subito a salire alle pendici del Pizzo Coca, quella stupenda montagna che è la più alta di tutte le Orobie (3050 mt) e che possiamo ammirare in tutta la sua maestà che incute paura mista ad ammirazione.
Il sentiero è tutto molto esposto e dopo aver risalito per circa 400 mt sopra il rifugio si tiene in costa con tutta una serie di saliscendi e con passaggi molto aerei.
Il sentiero è da veri montanari, ma noi procediamo tranquilli, oramai esperti dopo 4 giorni che ci hanno insegnato molto ed oramai queste montagne ci sembrano molto più familiari. Il sentiero ad un certo punto sembra quasi spianare ed è stretto e abbastanza esposto, al punto che quando incrociamo altri escursionisti che camminano nella direzione opposta alla nostra diventa complesso non volare a fondovalle. Alchè il Sentiero delle Orobie mette la sua ciliegina regalandoci un canalino molto ripido ma stupendo come linea sotto rocce sgretolate dall'acqua dove il passaggio si fa con l'aiuto di alcune catene.

Alla fine di questo passaggio quasi lunare davanti a noi si prospetta una vista mozzafiato del lago del Barbellino, bacino immenso da cui nasce il fiume Serio, uno dei più grandi d'Italia.
Siamo talmenti galvanizzati che decidiamo di fermarci a mangiare qualcosa a questo Passo e vediamo addirittura passare un'aquilotto.
Le sensazioni sono stupende ma la discesa lungo la Valmorta è un calvario per le nostre gambe anche se durante la discesa si discute amabilmente di libri preferiti e questa passa tranquillamente.
Il rifugio si trova sopra la diga mentre noi adesso siamo sotto, quindi ci tocca addirittura risalire lungo un ultimo strappettino per procurarci il timbro della diga.
Arrivati al rifugio sentiamo urlare in modo sconsiderato di gioia, è il papà di elena che aveva scommesso su di noi per l'arrivo oggi. E' stata dura ma siamo all'ultima tappa, il rifugio Antonio Curò che, molto appropriatamente, è stato il fondatore del CAI di Bergamo.
Il rifugio non piace particolarmente a Paolo e quindi, in vero spirito montanaro, ci mangiamo una pasta alla siciliana nel piazzale dell'elicottero mentre la Elena comincia ad apparire all'orizzonte.
Dal Rifugio Coca al Rifugio Antonio Curò: tempo CAI: 3,30 ore, tempo nostro: 5 ore (compresa pausa di vetta).

Nemmeno il tempo di montare l'unica tenda rimasta (quella del Sommo) e comincia a piovere. Decidiamo quindi di sfruttare il tetto solido del rifugio dove entriamo furtivi, ordiniamo 4 caffè e rimaniamo per l e rimanenti 6 ore a giocare ad UNO. Il gioco coinvolge alla fine una tavolata con 12 persone di cui due mamme e 6 bambini. La Giudi vince comunque nonstante la grande prestazione del cugino della Elena che si rivela ostico avversario. Si scopre che la Elena non è il fenomeno che diceva di essere ma semplicemente, essendo sue le carte, pretende di cambiare le regole minacciando di andarsene con il suo amato gioco quando non sta vincendo.
Le mamme offrono cioccolato ai 4 strani ragazzi che giocano a UNO con i figli nelle giornate di pioggia ringraziando il cielo che esistiamo ed invitandoci addirittura a cena. Rinunciamo in favore delle dispense ciclopiche che ci attendono alla fine della pioggio per rientrare per il Montenegro della staffa.
La notte la passiamo in 4 nella tenda del Sommo sulle sponde del lago del Barbellino dopo aver tentato di accendere un fuoco con alberello di pino e chili di carta igienica...

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