IV giorno: dal Rifugio Baroni al Brunone al Rifugio A. Coca
La mattina comincia nel modo peggiore: il giorno che dovremo svettare sul punto più alto del sentiero delle Orobie (la vedretta del Simal 2700 mt) sta piovendo tranquillamente fuori dalla finestra quando ci alziamo. Decidiamo di percorrere la variante bassa del sentiero, più lunga ma meno (in teoria) esposta di quella alta. La giornata comincia male anche per un altro motivo: Annalisa accusa una borsite al ginocchio dal giorno precedente e non se la sente di continuare optando per la discesa a Fiumenero (il paese più vicino a fondovalle) ed il suo cavalleresco fidanzato la accompagna. 
La compagnia parte quindi ridotta a 6 elementi per quella che si prospetta come una giornata lunghissima, parte sotto una pioggerellina fina ma insistente e parte in discesa, il che non promette nulla di buono come il buon Altimetro insegna.
La pioggia smette ed il sentiero continua a scendere diventando ostico in alcuni punti dove una corda fissa aiuta i passaggi più delicati. Il Vale per sicurezza si è imbragato ed il suo passaggio su catena è segnalato da sferragliamenti non indifferenti dei moschettoni. 
La gita diventa sempre più ostica e non ci si appresta nemmeno a vedere il rifugio all’orizzonte. A pranzo si valuta addirittura la possibilità di scendere a valle dato che non pare neanche di essere a metà del percorso. Decisi a ripartire per merito del Sommo ricomincia a piovere ed il sentierino che in costa continua ad andare su e giù per vallette che non sembrano avere mai fine diventa scivoloso. A sbalzo sotto di noi il paesino di Valbondione sembra attenderci dopo un volo di 500 mt. Quando oramai siamo alla settima ora di cammino comincia a piovere sul serio ed il sentiero, sempre esposto, comincia ad avere ampi tratti con catene di sicurezza. Il principio del CAI nel posizionare queste catene è quello di metterle dove servono poco e non dove servono davvero. Senza brivido la montagna non sarebbe egualmente divertente…. 
Quando sembra che nulla possa andare peggio: siamo fradici e gli zaini pesano 2 chili in più, comincia a grandinare ed i sei camminatori sembrano un popolo di spettri alla ricerca del vascello perduto.

Svoltato l’ennesimo dosso vediamo dall’altra parte della valle una costruzione bianca che assomiglia ad un rifugio e lo sconforto porta qualcuno a cercare di tuffarsi dal precipizio. In realtà quello è il Rifugio Antonio Curò che dovremo raggiungere domani.
Il rifugio Coca ci attende dopo l’ultima breve ma intensa salita, dopo innumerevoli guadi di rigagnoli che con la pioggia sono diventati dei bei torrenti e dopo una quantità di cadute inenarrabile.
La vista del Rifugio rincuora gli animi ed appena arrivati il Vale viene ampiamente sfottuto dalla piccola Elena che è già qui da un pezzo.
Dal Rifugio Baroni al Brunone al Rifugio Coca: tempo CAI: 6 ore, tempo nostro: 11 ore (comprensivo di pausa pranzo)

Decidiamo di dormire al rifugio dato che fuori piove ancora ed il Coca si dimostra parecchio accogliente con dei piccoli letti in legno su cui non vediamo l’ora di sdraiarci…
Tutto questo dopo aver detto alla Elena che il Vale è il campione italiano di UNO e che la sfiderà all’ultimo rifugio del tragitto: il rifugio Antonio Curò.

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